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La chiesa e la sua storia PDF Stampa E-mail
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Giovedì 23 Aprile 2009 15:12

La Chiesa

E’ una bella costruzione, certamente la più armonica della zona nord-est della conca cittadina. Lo stile è neo classico collocabile nel barocchetto tardo settecentesco che diede  varie  chiese alla diocesi. E’ a pianta rettangolare e misura 9,50 x 18,40. L’impianto architettonico è degno di nota per lo slancio ascensionale che lo caratterizza e che, nella mente dell’architetto, doveva sopperire alle modeste dimensioni da cui l’edificio sacro era costretto causa le abitazioni incombenti. L’occhio si posa piacevolmente nell’ambiente luminoso, ricco di cinque finestroni graziati, suddiviso in aula del  popolo ed in presbiterio: il tutto raccolto dalla leggera scansione delle lesene, dalla fuga della trabeazione e dalla fioritura dei capitelli compositi a riccio e conchiglia.


Ma più pregevoli sono le opere d’arte con le quali la devozione del  popolo l’ ha arricchita nel  corso degli oltre due secoli di storia.

L’aula

Le stazioni della “Via crucis” che adornano le pareti dell’aula e del presbiterio sono del noto pittore  di Schweidnitz (Slesia), Johann Josef Karl Henrich (1737 – 1823)  - italianizzato in Carlo Henrici - , discepolo di Cignaroli e del Boscoratti. Di lui, oltre molti pregevoli dipinti ed affreschi, si conoscono altre vie crucis: nella parrocchiale di san Vigilio di Marebbe, nel duomo di Abano Terme (PD) e nella parrocchiale-santuario di santa Maria delle Grazie di Pellizzano. La qui esposta si differenzia dalle precedenti per l’uso delle tonalità cupe intonate alla drammaticità della sofferenza di Cristo. I 14 dipinti erano stati eseguiti ed affissi nel santuario di Pietralba officiato dai Servi Maria (Serviti). Quando Giuseppe II nel 1787 soppresse gli ordini religiosi, i dipinti vennero messi all’asta e furono comprati dal curato di Villamontagna Sebastiano Brugnara che li pose, salvandoli dalla dispersione, in questa chiesa appena costruita. Altrettanto degna di visione è la grande tela posta sopra la porta d’entrata, raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce. E’ copia, eseguita nel 1700, del celebre originale conservato al Louvre, di Annibale Carracci (s. XVI°). Di scuola minore secentesca  è l’ Ecce Homo posto  sulla parete sinistra in prossimità del presbiterio.

In alto nella cupola è descritta la gloria del nome di Gesù – IHS – con attorno un cerchio di angeli adoranti. E’ opera di un pittore non bene identificato   che li eseguì nella seconda decade del 1900 su un fondo blu preesistente e vivacizzato da stelle eseguite in porpora d’oro. I dipinti, seppure di tratto convenzionale,  raggiungono lo scopo di creare quel clima di adorazione che s’addice alla “casa di preghiera”.

Degni di nota sono i pennacchi riproposti alla vista mediante il recente restauro di fine 1999. Rappresentano i quattro dottori della Chiesa occidentale: Agostino (con la tromba), Girolamo (con il leone accovacciato) Ambrogio ( con le api) e Gregorio Magno (con il triregno). Gli affreschi sono databili a fine 1700 e con molta probabilità si possono attribuire a discepoli di Domenico Zeni che decorò il presbiterio. Dello Zeni è invece l’affresco, bisognoso di restauro, della nicchia del battistero.

Il Presbiterio

E’ la parte più interessante della chiesa essendo opera – affreschi e tele - di Domenico Zeni detto il “pittorello”.  Questo artista, figlio d’arte, nato a  Bardolino (VR) nel  1762 e morto a Brescia  nel 1819, è stato molto attivo in Trentino dal 1780 al 1811: a lui si devono molte pregevoli opere sparse in varie chiese, ville e palazzi della provincia. Allievo del Cignaroli e lui stesso cultore di artisti precedenti e contemporanei, ne imita spesso lo stile personalizzandolo in una capacità espressiva che si impone per il tratto spedito e per la colorazione sempre efficace. Sua è la bella pala dell’altare maggiore (300x150), commissionatagli dalla famiglia Pedrolli, ove  raffigura i santi patroni Fabiano e Sebastiano in atto di venerazione alla Madonna del Rosario. Interessante è notare com’egli si stacchi dalla normale raffigurazione di detti santi, presentandoli in edizione inedita: Fabiano con ricco piviale e Sebastiano a dorso nudo e senza ferite. Accanto vi è un angioletto che porta in mano le freccia simbolo del suo martirio. A destra, sopra i patroni, sono proposti i santi Domenico e Caterina, tipici accompagnatori della Madonna del Rosario. In basso è raffigurato san Rocco già patrono della comunità. Attorno alla pala, lo Zeni descrive, in rombi (34x34) e cerchi,  i quindici misteri del rosario: si ravvedono in essi riferimenti a Tiziano, Veronese,  Cerruti ed altri noti artisti del 1700. I piccoli dipinti, per la ambientazione scenica e maestria di pennellata, sono da annoverarsi tra i migliori della sua vasta ed eclettica produzione.

Notevoli sono gli affreschi con cui nel 1794 ha decorato la cupoletta del presbiterio nella quale ha rappresentato la gloria di Dio, raffigurato nel classico triangolo con occhio, circondato da svolazzi d’angeli osannanti. Pregevole anche il tondo contenente l’Eterno Padre in atto benedicente. Nei quattro pennacchi ha dipinto gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni ripresi con la stessa tipicità visibile nella chiesa parrocchiale di Volano. Nel catino absidale ha infine eseguito quattro ovali: da sinistra  san Pantaleone (già patrono della comunità), un angioletto con triregno (per san Fabiano), altro con freccia  (per san Sebastiano) e san Rocco.

L’altare secentesco è un riporto dalla demolita chiesa dei Filippini di Trento, mentre il ciborio, proveniente da un altare posto in santa Maria Maggiore, è opera del valente Francesco Oradini.  

Nella sacrestia è conservata una pregevole tela raffigurante Cristo crocifisso con accanto Maria e l’evangelista Giovanni probabile opera del pittore Antonio Vincenzi (secolo XVIII) di Cavalese, nipote  dei celebri artisti  Francesco e Michelangelo Unterpegher.

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Aprile 2009 15:18